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Descrizione

Cenni Storici Il paese si estende sulla pianura veneto-orientale con una superficie di 26 Kmq , distribuiti in quattro distinte zone geografiche: montagna (con una altitudine massima di 1065 m. sul Col Oliver), collina, alta e bassa pianura. L’origine è antica: tra i 5.000 e i 3.000 anni a.C., una piccola comunità si insediò nella zona delle risorgive, in località Palù. La Storia Verso la zona collinare-montana, in località Villa di Villa,il toponimo “Col Castelir” ci riconduce ad un castelliere dell’Età del Bronzo, datato approssimativamente tra il XIV e il X secolo a.C., ai piedi del quale è stato recentemente scoperto un luogo di culto di epoca paleoveneta-romana (III secolo a.C. – III secolo d.C.), con ricco e interessante materiale votivo con decine di statuette e lamine in bronzo. Di epoca romana rimangono alcune testimonianze legate alle ripartizioni agrarie e alle ville rustiche come quella di Pinidello, mentre il periodo altomedievale è testimoniato da un sepolcreto ritrovato a Villa di Villa, attribuibile ad un esiguo nucleo rurale di popolazione autoctona romanizzata del VI –VII secolo d.C..

E’ opportuno altresì precisare che nella letteratura archeologica incontriamo un puntuale riferimento sempre riferibile al periodo altomedievale riguardante l’abitato di Cordignano (Corticionus): la località viene infatti ricordata in una charta dell’anno 710 d.C., al tempo del regno del longobardo Ariperto. Verso il 1100 d.C., il territorio di Cordignano, insieme ad altri circostanti, diviene per circa duecento anni, curia dei signori Da Camino.

Fu poi la volta della famiglia Rangoni da Modena, che ebbe l’investitura del feudo di Cordignano nel 1454 e che lo tennero fino al 1762, anno in cui, per 9740 ducati di cui 5000 per diritti di giurisdizione e 4740 per fondi feudali,la signoria dei Mocenigo di San Stae (Sant’Eustachio) di Venezia ne fu investita dal Doge Marco Foscarini, nel Palazzo Ducale. Il Centro Il centro geografico, storico e sociale di Cordignano è piazza Italia,delimitata a sud dal fiume Meschio e circondata da edifici di particolare interesse : la chiesa, i “portici” e il municipio. La chiesa arcipretale è dedicata a Santa Maria Assunta e a San Cassiano del Meschio. Fu eretta tra il 1608 e il 1628 e fu consacrata nel 1635 da Marco Gradenigo, patriarca di Aquileia. Consolidata nel 1936, in seguito al terremoto, mentre tra il 1985 e il 1991 sono stati effettuati importanti restauri conservativi. La chiesa custodisce preziosi paramenti antichi, suppellettili sacre e pregevoli opere d’arte di Jacopo Palma il Giovane, Domenico Tintoretto, Angelo Lion, Marco Vecelio, Giovanni De Min e un altare ligneo di Andrea e Giambattista Ghirlanduzzi.

L’antico organo è di Francesco Dacci (1775), ampliato nel 1898 da Gaetano Zanfretta e restaurato dalla ditta Ruffati nel 1989. Durante l’ultimo restauro dell’edificio religioso, sotto il pavimento sono stati rinvenuti elementi costruttivi appartenenti a ben quattro edifici precedenti e sovrapposti, di epoca romana e tra il V e il XI secolo. Fino al 1936 sorgeva, accanto alla chiesa, il Palazzo di Giustizia, che fu sede del tribunale feudale,del Consiglio della Comunità e residenza dei governatori del feudo. Fu demolito a seguito delle lesioni provocate nel 1936 dal terremoto.

Il Municipio fu costruito dopo l’annessione del Veneto all’Italia (1866) e i “portici” sul lato ovest della piazza, esempio di architettura rurale veneta del XVII secolo, già di proprietà dei Mocenigo, erano adibiti a botteghe, fondachi e abitazioni. Da piazza in direzione sud, ha inizio via Roma : la via principale del capoluogo, fiancheggiata da interessanti edifici in parte restaurati, tra i quali la Villa Rota-Brandolini, ora Pavan, eretta dal nobile bergamasco Gregorio Rota nella seconda metà del seicento. Il Territorio Testimonianze di un ricco passato sono visibili anche nelle frazioni di Villa di Villa, Pinidello e Ponte della Muda e in altre località del comune, tra le quali Silvella. Molto interessanti per epoca e storia : la Villa Mocenigo (metà del XVII secolo), in località Villa di Villa. Nel 1549 fu dimora di Antonio Altan, letterato,poeta e conte di Salvarolo; quindi il Castelat (ruderi di un castello), ora ridotto a rudere, feudo dei Caminesi dal 1138 al 1388 e teatro di aspre vicende belliche. In località Pinidello si segnala il palazzo della famiglia Pinadello, costruito da questa famiglia nel Cinquecento, sede municipale dal 1807 al 1810, e la chiesa parrocchiale di Santo Stefano, monumento di interesse nazionale,nel cui coro è conservato il ciclo di affreschi della scuola tolmezzina, opera attribuita a Francesco Del Zotto.

A Ponte della Muda sorge il cinquecentesco Palazzo del dazio del feudo di Cordignano dove risiedevano i daciarii,con compito di controllare il traffico da e per il Friuli, e di effettuare le operazioni di dogana sulle merci (muda). A Silvella, oltre all’antica chiesa di San Zenone (XIII secolo), esiste la settecentesca Villa Pizzamiglio, ora Peruch. Il Territorio Oggi Il territorio comunale è attraversato per tutta la sua lunghezza dal fiume Meschio, il cui nome deriva dal latino mixtus, cioè “misto”, “mescolato”, richiamando la funzione di raccoglitore delle acque di numerosi torrenti che in esso affluiscono. Il fiume è lungo circa 30 Km con un bacino imbrifero di 90 Km. e storicamente è già citato in un diploma di Ottone I° del 962 d.C..

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